Costruisci la tua fichetta personale
3 07 2008Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: Faidate, Fetish, Fica, Fichetta, Ikea, Masturbazione, Onanismo, Vagina Personale
Categorie : Pornografia contemporanea
I pantaloni a vita bassa hanno scoperchiato i desideri slave delle femmine italiane. Mostro una piccola parte di me, una piccola e intima parte di me, per farmi desiderare. Per poi essere scelta e presa. Retaggi di cultura contadina. Questo nella mente dei maschietti. Loro invece si fanno scegliere solo da che desiderano assolutamente.
Mantidi religiose vestite di solo jeans. A noi non rimane che guardare quelle mutandine da succhiare solo con il desiderio. Immaginiamo profumi associate al colore degli slip. Conosco tutto il guardaroba intimo di Annalisa, conosco lo sfumare dei colori dopo i continui lavaggi. Non conosco il sapore intenso delle sue mutandine. Mi dispero per questo? Non più di tanto.
Comunque, care pischelette affamate di maschietti tonti, state attente. Molto attente. Decine di forum nella rete raccolgono migliaia di fotografia e di mutandine che spuntano dai pantaloni. Una vera manna per onanisti incalliti. Attente quando vi piegate. Una scatto e le vostre mutandine condiranno le solitudini di eternauti annoiati.
CTRL + C + CTRL + V = Veltroni. Copia e incolla ideologico. Nessun spazio alla fantasia, al caso, alla mutevole sostanza delle idee. Veltroni è cosi. Perennemente alla ricerca della propria soddisfazione. Perennemente alla ricerca di essere qualcun’altro. Perché lui si detesta, consapevole di essere trasparente tra invisibili. La sua storia è trascinata tra mille imitazione del possibile. Mille imitazione di quello che desidera essere. Comunista e/o mai comunista. Politico e/o militante. Giornalista e/o narratore. Vive l’ombra del padre mai raggiunto. Vive l’ombra di mille idee mai trovate. E copia. Copia quello che non riesce ad essere. Per non sbagliare, per piacere comunque e per forza. Segretario dei Democratici di Sinistra copia un partito che non esiste. Copia slogan che rappresentano altro come ” I care” di vissuto milianiano. Porta il partito al minimo storico. Si nasconde al Comune di Roma e comincia a copiare quello che di buono Rutelli gli porta in dote. Copia da altri il modello Roma che esiste solo nella sua fantasia e in quella del bulimico Bettini. Si appropria della notte bianca parigina, del Festival di Venezia. Ma rimangono patetiche imitazioni di qualcosa che fugge via.
Nel marasma della crisi delle sinistre scappa nuovamente. Si catapulta nel Partito Democratico, chimera liquida. Copia il marchio del partito in Danimarca e lo slogan ad Obama. Perde elezioni sull’onda di una rimonta addormentata nella sua testa. Perde e sogna di averle vinte. Il Partito Democratico senza i voti utili della sinistra radicale è un insuccesso storico. Continua nervosamente il suo gioco del copia e incolla. Fino ad oggi. Alle volte basta solo riformattare il computer. Alle volte basta solo fare reset nel nostro cervello. Altre volte No. Bisogna ricominciare.
La rete è una Chiaiano di pornografia becera e banale. Retorica del desiderio che sembra uscita dalla mente di un ministeriale in calore. Pornografia veltroniana, copia e incolla di meccaniche esibizioni corporali. Ma la rete è anche un pozzo artesiano senza fine, dove il desiderio si accoppia con l’osceno. Migliaia di filmati amatoriali generano il romanzo della passione umana, vomitano la smania dell’amore furioso, quello tutto sudore e pelle, quello che cancella la pomposità dell’ordine mondiale dei sessi.
Nel ribollire della rete ho scovato questo capolavoro dell’osceno assoluto, 24 minuti di passione oscenica, 24 minuti di divina potenza amorosa. Sulla falsariga di “Forza Chiara“, caposaldo della pornografia adolescenziale-amatoriale, questo filmato senza titolo ci mostra un frammento dell’intimità sessuale di una giovane coppia. Ma mentre in “Forza Chiara” tutto l’atto sessuale era indirizzato al farsi vedere, al tronismo da letto, qui la rottura è netta, violenta. L’assunto è uguale: riprendiamoci mentre facciamo sesso e poi ci rivediamo; in “Forza Chiara” tutto è meccanico, freddo, pornografia assoluta, copiato tardo liceale di gesta scolpite nelle mente e non comprese. Questo filmato invece è profondamente diverso, malgrado i protagonisti: si lasciano andare nella loro complicità assoluta e tutto si trasforma in divina oscenità.
Intanto il luogo: una cameretta della periferia romana, letto sfatto da sempre e disordine ordinato, come solo i post-proletari sanno fare. Poi il suono in sottofondo, Renato Zero sputato da uno stereo Auchan, un pappagallo che strepita e il rumore dei loro corpi. Lui Gerard Damiano inconsapevole dirige la sua musa, la sua divina ispirazione, una pischelletta romana, popolare nella mente e nel corpo. Lei si lascia guidare verso il declino infinito dell’orgasmo. In ginocchio sul letto, lascia intravedere il filetto del Tampax che scodinzola dalla sua fichetta pericolosamente gonfia dal desiderio. Poi il vero protagonista del filmato: la saliva. Un torrente di saliva di Lei che affoga il desiderio di Lui. Apoteosi fetish. Giocano con la saliva, amano con la saliva. Quello che non sentiamo sono gli odori dei corpi, ma è solo illusione. Appaiono improvvisi nella nostra mente, strappano il nostro cervello. Quello che nessun regista porno è capace di fare appare come una visione mariana davanti a noi. L’osceno è forma e desiderio.
Poi i dialoghi: “Adesso è de precisione…allarga e gambe…bella stronzetta” , “Me posso tocaaa…” , “Se spigni un po’ più forte…te faccio vede che come godo…”, “Vai sulle sisette…”, sono usciti dalla mente di Citti.
Un capolavoro assoluto, uno sguardo sull’intimità violata per sempre. 24 minuti che risveglieranno in voi la voglia di vivere, la voglia di sudare il vostro amore perduto.

La dimensione del cazzo è la grande questione che attanaglia l’uomo da millenni. Averlo lungo e grosso è supremazia maschia atavica. Ora l’editore Taschen rende finalmente un servizio all’umanità, pubblicando” The big Penis Book“, un libro che non deve assolutamente mancare sul vostro comodino. Meglio ancora in bagno, magari con un centimetro al vostro fianco.

384 pagine, più di 400 cazzi fotografati. Un vero dizionario sulla dimensione ideale, un breviario della vostra invidia. E anche della mia.

I redattori della Taschen affermano che solo il 2% della popolazione americana ha un cazzo di oltre 20cm: con questa scusa hanno raccolto immagini scattate principalmente negli anni 70 da fotografi come Bob Mizer o David Hurler. Il libro contiene anche ritratti del leggendario John Holmes, artista benemerito che affermava di averlo lungo più di 30cm. Studi recenti hanno dimostrato che le dimensioni del cazzo sono leggermente più basse: tra i 22 e i 28 centimetri.

Alfred Kinsey ha raccolto le misure di 3.500 americani per il suo libro sul comportamento sessuale dell’uomo. Kinsey ha riscontrato che 65′7% dei misurati oscilla tra i 14 e i 16 centimetri in posizione eretta. Il 15% tra 17,1 e 17,8 cm, tra 12,7 e 13,3 cm circa il 9% e solo 1′8% dei cazzi misurati non arrivava oltre i 20,3 centimetri. La media quindi è di 14 centimetri.

Uno studio della American Journal of Urology, pubblicato nel settembre 1996, ha concluso una lunghezza media di 19,9 centimetri.

Kevan Wylie e Ian Eardly, in uno studio pubblicato dal British Journal of Urology International hanno concluso una dimensione tra i 14 e i 16 centimetri.

Jacobus Sutor, nel 19° secolo, aveva la mania di misurare i cazzi durante i suoi viaggi tra Asia, Africa e Americhe. In un suo libro affermava che gli Arabi oscillano tra i 18,3 e i 19,3 centimetri. La lunghezza maggiore è stata misurata nel Senegal: 30,5 centimetri di lunghezza e 5,8 centimetri di diametro.
E voi? La parola al centimetro

Peppino era un uomo geniale. Nella scrittura, nella recitazione, nella teatralità cinematica della sua maschera. Sottovalutato dalla critica, sempre ligia al potere, che preferiva la retorica napoletanità di Eduardo. Peppino è il cinema di genere degli anni 50/60, è la commedia italiana che si fa storia, è la storia che si fa racconto. È disperatamente comico, disperatamente uomo del proprio tempo. Peppino nella vita era un uomo odioso, malinconico, beffardo fino alla noia per il genere umano. Italiano che si fa tragedia per narrare quello che disperatamente si è.

Immanuel Casto è un curioso personaggio electro pop in tinta glam. Da qualche tempo produce canzoni in bilico tra estetica gay-disco stile Garbo e pornografia pseudo colta tendenza Caballero.

Alcuni ritornelli sono divertenti e carini i doppi sensi. Altri sembrano usciti dalla bocca di Mario Castelnuovo mentre si fa una sega svogliata sul cesso.
Tardo pop da ministeriale prima della cura Brunetta. Preferisco le vecchie cassette per camionisti che vendevano negli Autogrill oppure i flexy-disc allegati alla gloriosa e mai dimenticata rivista OV.




Mimi porta avanti un curioso progetto artistico: accogliere un maschietto tra le gambe e stritolarlo. Riprende le sue sessioni di questa curiosa pratica Bdsm e espone le sue opere sul web oppure in gallerie d’arte. Una femmina veramente in gamba. Invidio un pochino il modello prescelto. Mimi profuma d’acqua di rosa. Ne sono certo!

Da qualche tempo a questa parte, il marito di Daria Bignardi, porta avanti una piccola discussione sulla veridicità delle notizie. Il caso del presunto sequestro della bambina di Catania ad esempio. Oppure la querelle sulle frequentazioni mafiose di Schifani. La verità è liquida? È soggettiva oppure strumentale? La verità è tale secondo un particolare punto di vista? La verità si deve interpretare, magari seguendo le metodologie della Kabala? La notizia racchiude sempre più verità? Soprattutto, la notizia è la verità? Il giornalista è l’unico certificatore della verità? Troppe domande. Nel bar di Armandino la discussione si muove lenta. Guido sostiene che l’unico metodo per certificare che una notizia è vera è quello di sottoporla alla verifica popolare. Se la voce popolare si fa insistente, allora la verità all’interno della notizia è vera. Guido era uno dei leader di Potere Operaio a Roma. Il loro metodo di verifica della verità non mi sembrava esattissimo. Apriva la strada alla delazione e vendette private. Come dire che quello che dice Paoletto sulle verità all’interno della Rai siano vere. Una follia! Tipo che la reginetta dei precari, la sottile Borromeo, prenda 5.000 euro a puntata. Non posso credere ad una simile assurdità. Oppure che dietro alla vicenda di Primo Piano vs Dandini su RaiTre ci sia la lunga mano di Andrea Salerno, passato alla Fandango dopo anni in Rai. Secondo Paoletto proprio il gruppo attorno alla Fandango produrrà la striscia quotidiana della Dandini. Poi rincara la dose sostenendo che Salerno era nello staff di Veltroni prima di passare alla Rai. Una follia anche questa. Non mi risulta che Fandango sia attiva nella produzione televisiva. Non mi risulta che in Rai si entri assunti senza concorso. In Rai ci sono solo precari!!! E poi uno non può collaborare con Veltroni? È un reato? Le verità popolari non sono notizie, non sono la verità. Sono solo voci pieno d’invidia e odio. Il popolo è invidioso. Eppure un pochino stronzo!