I Quagliari
19 01 2008
E’ al Casilino. Una trattoria fetida e minuscola: “Er quagliaro“. Servono quaglie in padella. Fritte. Sempre con la stessa padella, nera e unta. L’odore di carne si mescola al respiro della gente. Rimane vischioso sui vestiti, incollato alla pelle. Sudore, quaglie e fritto. Strano animale la quaglia. Da morto, spennato, sembra un piccolo cristo nudo, pieno di piccoli brufoli, che attendono solo d’essere spremuti. Un locale dove il caos delle voci si mescola al silenzio estatico del cuoco. Un vecchietto che pare frigga quaglie da una vita. Sempre nella stessa padella. Mi è venuto in mente “Er quagliaro” quanto mi sono accorto di alcune voci che girano nel mio quartiere. Quaglie morte dentro le buche della lettere. L’uccello in questione pare che emetta un odore simile al cadavere umano in decomposizione. Almeno così dice Pierluigi, che di mestiere fa l’autista in una agenzia di pompe funebri. Non credo abbia mai visto un cadavere in decomposizione. Ma mi fido. Chi vive tra le presenze della morte deve avere sempre rispetto. Esperienze dirette. Comunque in molti condomini sono state ritrovate quaglie in decomposizione. In ogni condominio ci sono buche delle lettere inutilizzate. Ci sono sempre, forse nella speranza di qualche condono edilizio, magari tirano su qualche piano in più. Le ficcano la dentro. Rimangono lì silenziose. Per qualche giorno. Poi l’odore esplode, come un lampone spremuto. Odore di morte, unico. Prende possesso delle narici e da lì al cervello. E lo stupra, un timbro eterno. Quando senti l’odore della morte ti rimane appiccicato nella mente, come l’odore del fritto. Pare che almeno dieci condomini sono stati visitati dai “quagliari”. Una mattina improvvisamente esci e l’odore di morte tii assale. Iconoclasti questi misteriosi terroristi delle nostre narici. Creano opere d’arte olfattive. Assaltano la tranquillità noiosa della borghesia romana. Un quaglia morta come arma.
E la puzza vi seppellirà.











