Gli svelatori

30 01 2008

Adoro gli occhi che si affacciano sopra il hijab delle ragazze mussulmane. Sono intensi, erotici, sensuali, zuppi di femminilità. Sono puri e “femmina”. Neri. Quasi sempre di un nero profondo, come la notte più pura. Di un freddo rovente. Raccontano storie impossibili. Li guardo, ascolto il loro respiro. Il soffio dello sguardo. Vorrei gettarmi dentro di loro e farmi trasportare via. Occhi profumati. La sensualità delle ragazze con il hijab è impossibile da sopportare. Rovescia il mio sistema nervoso. Invidio i maschi mussulmani. Possono nutrirsi in ogni momento di quegli sguardi, di quelle storie. Io devo accontentarmi di rubare i loro occhi, di nascosto. Il desiderio di un’infedele. Potrei farmi mussulmano. Ma non credo sia così facile. L’altra mattina, nel bar di Armandino una notizia ha raggelato i miei desideri oculisti. Pare che da qualche giorno una banda di ragazzi giri per Roma a svelare le ragazze con il hijab. Soprattutto in periferia. Veloci assaltano la ragazza da dietro e con scaltrezza leggera sfilano il velo. Lei rimane pietrificata, violata. I capelli che cominciano a danzare nel vento. Uno stupro dell’anima. E poi nulla più. Scompaiono come sono venuti, portandosi dietro il trofeo, il velo svelato. Una banda fetish? Chissà quale profumo si cela sotto un velo. Pare che una ventina di ragazze siano già state svelate. I giornali sono in silenzio, per non far scoppiare un caso nazionale. Guerra santa per le vie del Prenestino. Sangue e kebab. Vorrei tanto perdermi con una ragazza mediorientale, La pelle ambrata, il profumo di mille fiori che sbocciano coperti di miele. Voglio nutrirmi della loro civiltà.
Poi potete pure farmi saltare in aria. Kamikaze contro i nostri svelatori.
Loro il sangue. Noi l’amore.


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