Prostituzione a Roma: Cinzia si prova i jeans
18 02 2008
L’ultima volta che ho sentito parlare di Cinzia è stato il giorno che Vittorio ha tirato un calcio sulla portiera della macchina di Armandino. Vittorio dimostra sempre così la sua contrarietà verso Armandino. Un colpo cupo. Eco sordo e profondo. Armandino non dice più nulla. Certo, in principio, disapprovava quel gesto vigliacco e superbo. Al principio, però. Preferiva adesso accarezzare il portello della sua macchina, quasi a soffocare un presunto dolore o malessere che la sua favolosa Opel potesse provare. I litigi tra Vittorio e Armandino erano leggendari. Ora sono solo una rassicurante abitudine. Come il furgone del latte che arriva alla solita ora, di mattino presto. Sono un metronomo del tempo certo. Quello incerto riguarda Cinzia.
Si aggira tra le vetrine dei centri commerciali. Sfogliata e trascinante. La curva infinita del raccordo autostradale che circonda Roma è la sola strada che percorre. Ogni uscita rappresenta per lei una passaggio dove entrare, dove sentirsi protetta. Vittorio dice che preferisce la Metro, emporio dei piccoli negozianti romani. Preferiscono così. Fuori dalla dittatura della distribuzione, che obbliga loro la minima fornitura, l’incognita da magazzino troppo pieno. Armandino, e con lui una schiera di commercianti al dettaglio, si illudono così di essere più liberi tra i banchi della Metro. Mentono. Vittorio è sicuro che dietro tutto questa libertà nel decidere cosa acquistare e quanto acquistare ci sia Cinzia.
Cinzia narcotizza i dettaglianti romani, cinquantenni rotondi, con la barba mai a posto.
I primi vent’anni della sua vita, Cinzia li ha passati a passeggiare tra le vetrine. Cappelli neri, lunghi e lisci proteggono il suo viso sorretto dal troppo trucco. Occhi incolore sorvegliano le sue labbra, sempre masticate dalle Marlboro. Scarpe da skate e jeans. I jeans di Cinzia. Stretti, a vita bassa, troppo bassa. Da lì si affacciano le sue mutandine colorate: sembrano uscite da un supplemento di Topolino, animaletti e cerchietti. Pupazetti e quadratini.
Cinzia si prova i jeans. Entra nei camerini e si prova i jeans. Tu puoi guardare. Puoi sentire i suoi profumi. Cocktail letale di fragole, vaniglie e umori sudati. Puoi toccare le sue mutandine, farla girare, sfiorare i suoi capezzoli piccoli e vivaci. Puoi tenere in mano i suoi jeans, strofinare la tua lingua, cercare di memorizzare il suo odore. Cinzia si prova i jeans mentre tu ti tocchi, vigorosamente sopra i pantaloni. Lei, se vuole, si sposta le mutandine e tu puoi morire d’incanto davanti alla sua depilatissima fica. Lei, se vuole, apre le piccole labbra e bagna le sue dita. Lei, se vuole, ti fa leccare la sua mano. Vaniglia e fica. Cortesi, i commercianti, la seguono in processione verso i camerini. Gentili e affamati. Processionarie del desiderio. Affamati di guardare. Cinzia si prova i jeans e poi, sorridendo, ti chiede il regalino. Che sarà mai se oggi mancheranno i Gentilini dal bancone. Liberi dalla dittatura delle distribuzione. Schiavi di Cinzia.
Cinzia si prova i jeans anche oggi. Fragola e Lycia tra le dita.
Fotografia via: doctor-x.de











