Sperma e rivoluzione:Schizza la scheda
27 04 2008
Squilla il telefono. Non sopporto quando il telefono squilla di notte, il suo rumore acidulo mi frigge il cuore. Penso a disgrazie avvenute, dolori da consolare, amarezze da bruciare. Vorrei essere sordo e bearmi nel letto, sacrificare la veglia al pensoso Morfeo.
Mi alzo claudicante. Rispondo. È Paolo. Il rivoluzionario dello sperma come arma di classe.
” Va fatto. È inutile far finta di niente. Va fatto e basta!”
Sapevo dove voleva arrivare, le sue parole spingevano la barchetta della mia vita verso il suo porto privato. Il guaio è che ero d’accordo. Da sempre. Fin da quella sera. Sperma e rivoluzione. La sua voce al telefono continuava a cantare sulle onde elettriche di Meucci.
” sono quasi tutti d’accordo. Compreso Armandino. Lui vuole farsi pregare, una santo inutile, come quelli che accompagnano i numeri sul calendario di Frate Indovino. Dobbiamo schizzare le schede. Il ballottaggio tra Rutelli e Alemanno è prefetto per tracciare il nostro territorio rivoluzionario. Dobbiamo schizzare sulla scheda, timbrare con il nostro sperma il risultato elettorale. Molotov spermatiche sulle elezioni. Il nostro dna che marchia come sugo rovente le loro tavole già apparecchiate. Dobbiamo arrivare gonfi di sborra, caliamo i pantaloni della tuta da calcetto e schizziamo. Ripieghiamo velocemente e imbuchiamo la scheda. I seggi conteranno le nostre sborrate, la nostra rivolta comincia a prendere forma e corpo. Abbiamo schizzate in decine di case, il nostro dna si sta diffondendo. La sborra è carica, ingravidiamo questa cazzo di nazione di merda…“
Attacca. Improvvisamente. Esausto dal suo proclama. Devo dormire. La domenica sta salendo. Devo preparare la mia sborra. Devo schizzare la mia rivoluzione.












